#tagliodiverso - La Pietraia e i poeti [ 26/7/14]

#tagliodiverso - La Pietraia e i poeti

Ci sono momenti in cui l'estate è un fattore soprattutto olfattivo. Rari. Però ci sono. Quando il caldo non ti si incolla come chewingum sulla suola di una scarpa (anche se certo, in questo luglio piovoso c'è stata relativamente poca gomma arabica sulla pelle), si spande un profumo di ginestra frammisto a quello della terra bagnata da un acquazzone più o meno lontano, nello spazio e nel tempo.


E la senti la bella stagione, nelle parole di un gruppo numeroso di membri dell'Ente Nazionale Sordi di Ascoli Piceno venuto alla Pietraia per una nuova serata di #tagliodiverso. La senti, quando chiedono ripetutamente cosa sia quello straordinario profumo che si spande, nel buio inframezzato dai led, fra le opere oniriche del maestro Sgattoni. E capisci che è bella la stagione estiva come è bella questa stagione di eventi estivi, questo #tagliodiverso che si è voluto, follemente (erasmianamente, ti si conceda il lusso di una divagazione culta) dare. Get back to where you once belonged, cantavano i Beatles. E sebbene lo stoppino della candela dei quattro di Liverpool stesse ormai diventando poca cosa, c'era stata quella nuova perla così grezzamente rock 'n roll. Tornare indietro e guardare avanti. Che per la Pietraia signifca guardare avanti, al futuro del Museo, prendendo quello che era da sempre lì. La scultura. L'accessibilità. La disabilità. La poesia.


E allora si uniscono al profumo di ginestra la gioia di Genti Tavanxhiu, castoranese d'Albania, vincitore della prima edizione del Concorso di Scultura, e la saggezza orientale di Akiyama Nobushige, giapponese di Roma, che ricorda a tutti la nobiltà della carta.


E allora si unisce al profumo di ginestra il vulcano di parole di Renato Piglicampo, fra forti richiami alla scuola, colpevole di fare ancora troppo poco per i disabili, e ritorni costanti alla Macondo recanatese, alla terra di Marca, terribilmente e al contempo dolcemente sensuale nel suo ondulamento tutto femminile.


E allora si unisce al profumo di ginestra la testimonianza di Tiziano Storai, venuto a parlare di femminicidio come problema educativo dei maschi, in primis, e capace di leggere attentamente e in profondità l'importanza di serate come questa, stigmatizzando la cecità (ben più profonda della sua) del potere e delle amministrazioni che scompaiono o sono assenti o cercano succedanei per sistemarsi momentaneamente la coscienza.  


E allora ti va via la stanchezza, e anche l'amarezza per qualche incomprensione si stempera. La poesia, fatta di pietre e parole sparse nel silenzio da una mano sapiente, si diffonde nella sera, fra gli effluvi del fiore poetico di un marchigiano per eccellenza e quelli, ugualmente propri di questa terra di mezzo e centrale, più che di passaggio, del vino cotto di Marcello, col quale brindi un'ultima volta prima di affrontare l'ultima fatica, cercare di rendere il più possibile vivo il ricordo di una sera straordinariamente bella.  


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