#tagliodiverso - Un'introduzione [ 8/7/14]

#tagliodiverso - Un'introduzione

C'è Jacopo che vorrebbe riuscire a prendere il treno per trovare la donna della sua vita ma non può perché spesso manca la pedana per farlo scendere e salire, e così si dichiara “single per colpa degli autobus” e lo scrive su twitter con l'hashtag #voglioprendereiltreno.


C'è Emidio che ha dato la maturità cinque giorni fa. Era emozionatissimo e avrebbe voluto ripetere davanti alla commissione tutte le storie di Ulisse e raccontare ai professori seriosi e impettiti quanto fosse spaventoso Polifemo. Poi però ha proiettato la sua tesina in cui raccontava i gli ultimi cinque anni scolastici. L'insegnante di sostegno lì accanto era più emozionata di lui, quasi piangeva quando Emidio ha deciso di alzarsi in piedi e recitare A Zacinto.


C'è Natty che ha sette anni ed è bionda e bellissima. Il suo volto sorridente lo si vede nelle pubblicità inglesi di vestiti per bambini. È stupenda e ha un sorriso ipnotico nella sua divisa rossa e grigia mentre cerca di sottrarre a un amico un paio di pantaloni. Sembra lontano anni luce il giorno in cui Natty è nata e gli amici dei genitori non hanno mandato biglietti, né sapevano se dovevano congratularsi, perché Natty è una bambina down.


C'è Paolo che ha ottenuto l'attestato di merito della scuola teologica di base dell'arcidiocesi di Palermo e adesso potrà ufficialmente leggere la Sacra Scrittura in chiesa durante la messa. Si farà dare ogni settimana le letture dal parroco e le tradurrà e leggerà con il metodo “Braille”, perché Paolo è cieco ma adesso ha deciso di rimettersi sui libri e, nonostante sia in pensione, vuole laurearsi in teologia.


E poi c'è Elisa che ha 33 anni e un giorno scrive una lettera e la lettera fa il giro della rete in pochi minuti. Il destinatario della missiva è la Sma, la malattia con cui Elisa convive da 30 anni. “Non è bello portarti ogni giorno con me – le scrive – nella maggior parte dei casi sei tu che comandi la mia vita: quando ho sete, quando ho fame, quando vorrei truccarmi o pettinarmi, quando vorrei rigirarmi nel letto, quando vorrei aiutare nelle faccende domestiche o semplicemente quando vorrei accarezzare una persona cara, tu non me lo permetti. Ma quando mi sono laureata, quando ho ottenuto il tesserino da giornalista e soprattutto quando ho trovato l'amore e mi sono costruita una casa e una famiglia, lì ho vinto io e tu sei rimasta in un angolo a guardare il mio trionfo”.



Sono tante le storie simili a quelle di Jacopo, Emidio, Natty, Paolo ed Elisa. Sono storie quotidiane, non sempre bellissime, non sempre con un lieto fine, quasi mai semplici. Vivere in questi anni amari e difficili non è facile. Viverci da disabili è un'impresa giornaliera. Si combatte contro le citatissime ma mai rimosse barriere architettoniche e mentali che impigliano la città e chi vi abita. Ci si arma ogni mattina contro pregiudizi, dicerie, parole sussurrate, sguardi di pena o assenza di sguardi.
Ci si abitua alla estenuante burocrazia delle domande da fare per ottenere cose che dovrebbero esserci senza la necessità di richiederle. Ci si stupisce davanti alla follia di un paese sprovvisto di coscienza e conoscenza.


Quest'anno al museo del maestro Sgattoni abbiamo deciso di raccontarvi queste lunghe odissee e lasceremo la parola agli eroi che le affrontano ogni giorno. 


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